L’ha accolta quasi festeggiando, questa condanna, il pluripregiudicato Matteo Saba, originario di Chieri e conosciuto online grazie al suo (per fortuna) breve periodo da mattatore di “fuffaguru” su alcuni dei più seguiti canali di Twitch.
Il successo, per colui che è poi divenuto un meme umano facendosi chiamare “presidente” ma risultando socio unico perpetuo in praticamente ognuna delle sue “attività”, ha un nome ed una data: Fufflix e 2023. A gennaio di quell’anno, infatti, la rubrica antiscammer di young rivelò le sue due condanne definitive per truffa e di una terza per occultamento di documenti contabili.
La reazione sabiana fu molto violenta, persecutoria: centinaia di post diffamatori, un blitz sotto casa dei genitori dell’autore dell’inchiesta e…un sito con nome e cognome del diffamato (poi oscurato per volere della procura).
Lo scroso 21 ottobre, dopo una dozzina di udienze, il giudice Luigi Vitale, ha condannato Saba per diffamazione aggravata ai danni di chi vi scrive. In attesa di conoscere le motivazioni in dettaglio, il dispositivo ad oggi prevede multa da 1000 euro, nessuna pena sospesa e 3500 euro + iva e cpa di spese legali. Vitale ha stabilito che l’ammontare di danni morali e patrimoniali patiti dalla vittima dovrà essere quantificato in sede civile e, per il condannato, non si capisce bene il motivo, questa decisione (prassi in molti casi come questo) ha significato una clamorosa vittoria, su tutta la linea.
E infatti, leggendo le sue reazioni, si nota quasi un festaggiamento per il neo-condannato, recidivo infraquinquennale che rischia il carcere per cumulo di pene alla prossima condanna definitiva.
Questa per diffamazione aggravata ai danni di chi vi scrive, è infatti in primo grado e Saba ha già annunciato che farà appello.
Ci si aspetta, dunque, che in secondo grado potrà finalmente dimostrare che il sottoscritto abbia effettivamente rubato mezzo milione di euro facendolo sparire in Svizzera. Questo, infatti, il capo d’imputazione che pendeva sul pluripregiudicato, già condannato qualche mese per lo stesso reato a Milano, questa volta commesso ai danni dell’imprenditore immobiliare Fabrizio Zanoni.
IL TRIO DI TESTIMONI
Il paradosso di questa ennesima condanna, però, è che probabilmente c’è quasi maggior interesse per i personaggi che, con una trasferta di quasi 2000km, sono venuti a perorare la causa difensiva di Saba. Convocati dal suo avvocato difensore insieme ad altri tre, infatti, si sono presentati presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere il presidente e la vice presidente dell’associazione “Il gatto e la volpe del web” (non a caso già oggetto di diverse inchieste su Fufflix), ovvero Alessandro Norcia ed Alessia Borsetto.
Poi, una blogger torinese convinta di essere debunker, ovvero Simona Annarita Corsaro, in ben poca arte “l’Opinionista Scalza” (qui spieghiamo chi è come agisce), che da anni ha deciso di operare una persecutoria forma di ritorsione nei confronti del sottoscritto, colpevole di averla invitata ad “azionare la parte razionale del cervello” sotto un commento dove palesava un approccio emotivo troppo pronunciato sul caso Cecchettin.
Il trio, venuto da Milano e da Torino, si è presentato ed è andato via accompagnato proprio dal signor Saba, sparendo poi a bordo in un van NCC. A precisa domanda:”Per caso è stato l’imputato a finanziarvi la trasferta?”, la risposta è stata un imbarazzante ed imbarazzato diniego senza prove a supporto dell’autofinanziamento.
Insomma: chi si aspettava vittime delle truffe che vengono attribuite da 3 anni al sottoscritto per mera ritrosione e/o ex collaboratori disposti a rivelare le manovre che hanno permesso di far fallire società senza avere più incarichi al loro interno e/o di occultare/distrarre capitali senza avere accesso ai conti correnti, è rimasto sia deluso che molto sorpreso.
Il trio, infatti, ha recitato un copione che sembrava proprio preparato in concerto con l’imputato: gli stessi incipit, le stesse dichiarazioni ed accuse, “vuoti di memoria selettivi” molto simili quando si trattava di ricordare le numerose diffamazioni prodotte dall’imputato.
Lo scrivente è stato dipinto come un bieco millantatore molesto, un aggressivo pericoloso, un personaggio dal passato imprenditoriale opaco, omettendo di dire che ad oggi non è stato mai destinatario di procedure fallimentari in oltre 10 anni di attività.
L’intento, chiaro, era quello di trasformare il processo ai danni dell’imputato in una sorta di contro-processo verso la parte civile. E che Saba volesse tentare questa strada si può comprendere. Ciò che ha lasciato tanti basiti ed increduli è stato l’appoggio ottenuto dai tre succitati, considerando che due di questi sarebbero tra l’altro a capo di una società che dice di voler tutelare i consumatori proprio da personaggi come l’imputato appena condannato in primo grado.
Norcia, addirittura, ha affermato che la loro sarebbe stata un convocazione proveniente direttamente dalla procura. Dichiarazione del tutto mendace, perché come detto costoro sono stati (accuratamente) scelti dalla difesa dell’imputato, per provare a fargli ottenere un’assoluzione che pareva improbabile fin da subito.
Corsaro, invece, ha realizzato una diretta (poi cancellata) dove ha confessato di avere qualche sentimento razzista nei confronti di Napoli e, in particolare, di essere stata orgogliosa di essersi presentata ma al contempo non felice di recarsi a Santa Maria Capua Vetere (definita “Napoli”, giusto per mostrare cognizione di causa geografica).
Qui di seguito l’estratto della perla, da una live/sfogo come detto poi rimossa (chissà perché) dalla torinese.
Corsaro non ama Napoli
In ultimo, Alessia Borsetto: anche lei, come gli altri due, ha esordito sostenendo di essere molto turbata dalle condotte pregresse e potenziali future della parte civile. Rassicurata dal giudice, che con massimo e giusto garantismo ha ascoltato ogni dichiarazione con grande attenzione, senza ricontrollare prima la frequenza effettiva dei suoi post sul proprio profilo Facebook, ha dichiarato non riuscire più a pubblicare nulla da tempo per timore delle reazioni scomposte dello scrivente.
Così terrorizzata dalla vittima di diffamazione aggravata (che prosegue da oltre 3 anni), la signora Borsetto, da aver inviato una mail agli organizzatori del Tedx di Conegliano (dove sono stato speaker a fine giugno) solo qualche giorno dopo la deposizione in favore di Saba. Nella mail, la signora, si mostrava indignata per la loro scelta di “invitare cani e porci” senza opportune verifiche. Seguiva link ad uno degli ultimi articoli diffamatori e raffazonati scritti dalla signora Corsaro che, da oltre due anni, riceve repliche e smentite evitando accuratamente di pubblicarle.
SI TRATTA DI “FARE PELO E CONTROPELO”
Ad ulteriore riprova dello stato di terrore ed autocensura nel quale versava il trio in difesa del pluripregiudicato (in un’aula di tribunale e non solo sui social network), c’è questo commento invecchiato non benissimo di cui è autrice proprio l’autodichiarata razzista antinapoletana.
Pubblicato pochi giorni dopo la deposizione ed una millantata aggressione patita dai leoncini da tastiera fuori dall’aula di tribunale, Corsaro scriveva infatti questo:”Qui si tratta di fare pelo e contropelo, abbiate pazienza“. E poi rassicurava:”Ne varrà la pena“. Parrebbe quasi una minaccia, rivolta sempre è stato ritenuto vittima di diffamazione aggravata. Subito sotto, come leggete, il messaggio sarcastico di Norcia, che fa finta di ritenere ridicolo chiedere più di una foto a pranzo per dimostrare di non essersi fatti finanziare trasferta ed NNC da un pluripregiudicato noto a molti come truffatore e diffamatore seriale.

TUTTO INUTILE: LA CONDANNA ARRIVA LO STESSO
Insomma: nonostante il trio di testimoni particolarmente carichi di rancore e disposti a fare circa 2000km per venire a testimoniare contro la parte civile, dipingendola come una sorta di mostro, Vitale ha comunque deciso: Matteo Saba ha diffamato. Ovviamente, con lui, hanno quindi diffamato anche coloro che hanno rilanciato determinate “notizie”, con il solo scopo di colpire un giornalista d’inchiesta nel punto che può portare più danni, ovvero la sua reputazione.
Per di più, il signor Saba, si bullava della richiesta non accolta di far pubblicare la sentenza di condanna su un numero selezionato di testate. La prima notizia che dobbiamo dare al condannato in primo grado per diffamazione aggravata è che, quella richiesta, era subordinata ad una pena sospesa. Pena sospesa che, correttamente, Vitale non ha applicato, perché un recidivo infranquinnale non ne ha diritto. Di conseguenza, non c’era una “punizione” da scontare per ottenere la sospensione di pena (la multa da 1000 euro).
La seconda notizia è che, il da lui diffamato, per sua poca fortuna, una testate registrata la possiede ed il modo di far pubblicare comunque questa storia anche da altri colleghi lo trova, come già accaduto in questo caso.
La terza la diamo a tutti: oltre alle due nuove condanne recenti per diffamazioni, Matteo Saba è rinviato a giudizio per diffamazione, sostituzione di persone ed atti persecutori ai danni dello streamer “Palleuomo” (peraltro tra quelli che Saba aveva promesso di ridurre in mutande per le future condanne per diffamazione che avrebbe ottenuto).
E rischia un altro processo per truffa ai danni di un suo “ex cliente”, Nico Dall’Aglio, che gli ha affidato circa 60.000 per investimenti in “oro grezzo”, perdendone circa 58.000.
Il pm ha richiesto il rinvio a giudizio e c’è stata la predibattimentale proprio questo mese. A breve sapremo, dunque, se l’avvocato Montinari (il difensore di Saba in tutti processi effettivi e potenziali fin qui citati) dovrà prepararsi ad altre udienze.
In ultimo ma non per importanza, come annunciammo in live l’anno scorso, c’è anche una denuncia per minaccia aggravata presentata dal fratello minore di Matteo Saba. Su questa, a breve, potrebbero esserci sviluppi.
Intanto, un caro saluto dobbiamo per forza di cose rivolgerlo al trittico di testimoni in trasferta che vi abbiamo adeguatamente presentato in questo articolo.
