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Se chi comprò la Coca Cola fosse stato un guru
Postato il Aprile 19, 2021 Germano Milite 0

John Stith Pemberton è il farmacista che inventò la Coca Cola nel lontano 1886. Ma non fu lui quello che divenne ricco grazie alla scoperta. Indebitato, infatti, fece ciò che oggi fanno praticamente tutti i guru che vi parlano di formule segretissime per diventare milionari come loro. Solo che non si rivolse a migliaia di illusi/opportunity seeker ma ad un solo uomo: l’affarista Asa Candler, al quale vendette tutta la ricetta (a 2300 dollari dell’epoca).

E a quel punto cosa fece Candler? E cosa fece la “The Coca Cola Company” fondata successivamente? Misero sul mercato la “formula segreta” a 997 dollari invece di 10.000, cercando di convincere migliaia di ingenui che producendo “comodamente in casa propria “quella bevanda avrebbero potuto svoltare, crearsi una rendita passiva e cambiare la propria vita? Ma manco per il ca***: le proporzioni tra i vari ingredienti sono tutt’oggi segretissime e gelosamente custodite.

Candler comprò quella vera e propria formula magica per 2300 dollari e, come ogni vero imprenditore, non passò il resto della sua vita tentando di venderla a degli sprovveduti, rischiando poi di crearsi da solo dei concorrenti, ma approfittò del vantaggio competitivo enorme che quella scoperta in anteprima gli aveva garantito. Ad oggi, la Coca Cola, è secondo molte ricerche il brand più famoso al mondo.

Ecco, ora perché non vi ponete una semplice domanda: ma se un tizio che vive a Dubai, Roma, Milano, Malta, Monte Carlo ecc scoprisse sul serio un metodo rivoluzionario ed incredibile per fare milioni, “senza competenze e partendo con poco budget“, avendo tra l’altro esperienze, competenze e budget copioso disponibile, per quale diamine di motivo dovrebbe essere così idiota e miope da metterci su un corso, spiegando questo sistema a migliaia di potenziali competitor?

E perché dovrebbe rendere la vendita di questo segreto (e di nuovi segreti e tecniche magiche che scopre ogni mese) la sua attività primaria di business? Se il “succo” del corso è così dissetante e nutriente, perché passare il tempo a spiegare ad altri come farselo in casa, invece di brevettarlo e venderlo in esclusiva?

Bene, possiamo dire che lo abbiamo spiegato nel modo più semplice possibile: chi conosce formule magiche per fare vagonate di soldi su nicchie e mercati specifici, con business solidi e non immersi in oceani rossi ad alto rischio, non solo non viene a dirvele, ma fa di tutto per tenervele nascoste.

Questo, almeno, se sul serio conosce tali formule ed è bravo a fare quello che vorrebbe insegnarvi. In tutti gli altri casi, essendo probabilmente un mediocre nel core business che dice di padroneggiare come nessun altro al mondo, cerca di “differenziare le entrate” nel tentativo spasmodico di insegnarlo al prossimo (e, ad esempio, non vi fa vedere i suoi “store” o i prodotti venduti sennò “poi me li copiate”).

La formazione, quella seria, non è quella che vedete sponsorizzata continuamente su Facebook, Google e Youtube. Non è così “sexy” come ve la mostrano ed anzi non è vendibile utilizzando leve emotive e manipolazioni di bassa lega. Usate il cervello, dunque, che in questo caso sul serio non serve una laurea per discernere il buono dal letame.

LE ECCEZIONI, CHE NON FANNO LA REGOLA

Ci sono grandi imprenditori come Elon Musk, che hanno ad esempio diffuso pubblicamente molte informazioni sui proprio progetti, condividendole quindi con il mondo. Nel caso di Tesla, ad esempio, il noto visionario ha scelto di diffondere prima il software della guida autonoma e poi addirittura diversi brevetti importanti. Ma qui il caso è ben diverso, perché parliamo prima di tutto di un multimiliardario che non ha alcun bisogno di guadagnare altro denaro e può quindi darsi, a maggior ragione, ad azioni filantropiche.

In seconda istanza, ci riferiamo ad una mossa che in ogni caso ha anche un enorme impatto mediatico sul personaggio stesso e sulla sua azienda, danneggiando indirettamente i produttori che sono ancora fermi ai motori a scoppio (sulla fuffa nel mondo dell’elettrico occorrerebbe comunque aprire un’inchiesta a parte). Di conseguenza, di qualcosa che è stato comunque probabilmente studiato (anche) come manovra di marketing ad ampio respiro.

Ma Musk è appunto un’eccezione, un punto inarrivabile per chiunque oggi vi dica di essere pronto a svelarvi i suoi segreti per 397 euro “ma solo fino a domani”. Tra l’altro, Musk, non ha monetizzato direttamente rendendo liberamente accessibili i brevetti, non li ha rivenduti a caro prezzo, facendo in questo senso un’operazione per molti aspetti inversi a quella che vediamo mettere in pratica dai vari “guru e guretti” del guadagno online, della rendita passiva e delle svolte esistenziali raggiungibili in 6 mesi.

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