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Viaggio nella Grecia disillusa ma tenace alla vigilia del nuovo voto
Postato il Settembre 19, 2015 Attilio De Alberi 0
Dal nostro corrispondente ad Atene

Uno dei luoghi comuni sui greci (come sui meridionali, o se vogliamo sulla Magna Grecia, in generale) è che siano corrotti e fannulloni. E sappiamo anche da dove proviene questo diffuso pregiudizio.

Una cosa però sembra certa, sempre in termini di stereotipi (in tal caso positivi): questa gente si distingue anche per il suo calore umano e per la sua generosità. La conferma pare arrivare proprio all’inizio della mia prima giornata ad Atene, a poche ore dalle imminenti elezioni politiche indette da Alexis Tsipras.

In visita qui per la terza volta quest’anno (la prima a fine gennaio, per le storiche elezioni, come membro della Brigata Kalimera, i supporter italiani di Syriza), entro nella mia pasticceria preferita, e il proprietario mi viene incontro con una pasta in regalo: vuol darmi il benvenuto, e non solo perché sa che, come lui, sono dalla parte di Tsipras. Ma l’ulteriore choc (relativo) arriva quando vado a farmi il caffè, pochi metri più in là. Il gestore del bar mi riconosce al volo, mi accoglie a braccia aperte e, quando si tratta di pagare, rifiuta il mio euro: il suo modo di darmi il benvenuto. Dettaglio non trascurabile, visto lui sa che sono dalla parte di Tsipras ma io so benissimo che lui non lo è.

D’altro canto, a gennaio, mentre ero in visita a una delle tante mense organizzate da Syriza per le vittime della crisi umanitaria, mi aveva colpito il fatto che il cibo venisse distribuito gratuitamente anche a noti simpatizzanti di Alba Dorata, il partito dei neo-nazisti.

Ma se la generosità e il calore umano uniscono, la politica divide. Faccio un rapido sondaggio random e sento le opinioni più disparate. Il direttore di banca che freddamente difende il diktat della Troika. L’anziana scrittrice che, pur nella delusione, voterà Syriza. Il fornaio che non voterà perché non crede in nessuno dei candidati. L’artista greco-americano-catalano ancora indeciso, ma che non ha dubbi sulla genuinità di Tsipras. Il proprietario di ristoranti greco-americano che appoggia To Potami, il partito di centro-destra che difende gli interessi dell’élite economica. Il giovane pubblicitario yuppy che aveva optato per Syriza a gennaio, ma che domani non andrà a votare. Ha perso (per ora) la fede.

E la sera prima, tra un souflaki e un ouzo, un mio vecchio amico greco, ingegnere cosmopolita, intellettualoide, senza lavoro, in procinto di essere sfrattato, mi fa na capa tanta sui limiti e l’essenziale mala fede di Tsipras. Andrà alle urne e consegnerà una scheda bianca, anche lui.

SYRIZA DI POCO IN TESTA, CON L’ENTUSIASMO IN DISCESA

I sondaggi per ora danno Syriza comunque in testa, ma di pochissimo, su Nea Demokratia, il principale partito di destra. Ma anche se Syriza dovesse vincere rimane la grossa domanda: con quale alleanze potrà governare? Questo soprattutto di fronte all’indebolimento di ANEL, il partitino di destra, ma molto patriotico, con il quale era alleato in parlamento da gennaio ad agosto.

Syriza

Nel tardo pomeriggio m’incontro nel gazebo di Syriza, a pochi isolati da Syntagma, con i compagni della Brigata Kalimera, organizzata da Raffaella Bolino, presidente di ARCI International. C’è anche la Presidentessa dell’ARCI Francesca Chiavacci, qui per consegnare i fondi raccolti in Italia alle organizzazioni di soccorso greche. A gennaio eravamo in 400, oggi siamo solo in 30. Giovani e vecchi da tutta Italia. E c’è anche il senatore palermitano Franco Campanella, uno dei due eletti con il M5S, ma fuoriuscito per appoggiare L’Altra Europa di Tsipras. La giustificazione dei più è che molti sono tornati dalle vacanze senza soldi e non possono permettersi il viaggio. Mah! Non sono convinto: il generale stato di delusione e di confusione, dopo la resa alla Troika di luglio, si riflette forse anche sul popolo dei kalimeri (il nick che ci siamo dati). Una cosa è certa, e forse inevitabile: l’entusiasmo e l’euforia di gennaio, dopo tutte le batoste degli ultimi mesi, sono in parte svaniti.

Il nostro tour operator è sempre il combattivo Argiris Panagopoulos, giornalista e rappresentante di Syriza in Italia. Lui la fede non l’ha persa e di fronte alla domanda chiave sulle alleanze nel prossimo governo, esclude, come ha ripetutamente fatto Tsipras negli ultimi giorni, la possibilità di larghe intese con Nea Demokratia o con il PASOK, il notoriamente corrotto partito socialista, ridotto ai minimi termini a gennaio. Comunque per ora la cosa più importante è convincere il popolo greco che Syriza è l’unica forza capace di difendere i più deboli e combattere la corruzione, nonostante il pesante ricatto dell’ennesimo memorandum della Troika.

Ci avviamo tutti, con tanto di bandiere e striscioni a Piazza Syntagma per l’ultimo comizio di Tsipras. Mi distacco dal gruppo per assistere a un’affollatissima conferenza stampa con Pablo Iglesias, venuto anche questa volta a testimoniare il suo appoggio al compañero Alexis. Chiedo a colita (n.d.r. il nick nato dal famoso codino) come siamo messi con Podemos in Spagna, visto che nei sondaggi e a pochi mesi dalle elezioni il partito supera di poco il 15%. Si dimostra fiducioso, ed evita una risposta precisa sulle potenziali alleanze per spodestare i conservatori del PPE & Co. L’importante è continuare a lottare. Mia traduzione: “Vabbuo’ mo’ vediamo.”

Syriza 2

Intanto Syntagma si riempie di gente di tutte le età. Musica politica ad altissimo volume + bandiere: il solito folklore. Il palco del comizio, sul lato opposto al parlamento, in questa piazza ormai famosa in tutto il mondo, è sovrastato dalla gigantesca scritta “Vinciamo il Futuro”.

Ma non è Tsipras a parlare per primo. Prima di lui ci sono altri quattro speaker da tutta Europa, tradotti simultaneamente in greco. Ironicamente, i primi due sono tedeschi. Ma non vengono appartengono, ovviamente, alla Germania di Herr Schauble, il Ministro delle Finanze che, come ci ricorda puntualmente Varoufakis, ha dichiarato senza remore di fottersene delle scelte espresse democraticamente dal popolo greco.

In tedesco arringa la folla Gregor Gysi, capogruppo di Linke in parlamento a Bruxelles. Lo segue, in lingua inglese, Ska Keller, la giovane e minuta pasionaria dei Verdi made in Germany a Bruxelles. E la folla comincia a scaldarsi. Poi è il turno in francese di Pierre Laurent, leader della GUE (Sinistra Unita Europea) e del PCF.

 Ma la temperatura sale di brutto quando appare agile il compañero Pablo, che esordisce in inglese dicendo: ”Gli amici si riconoscono nei momenti di difficoltà” per poi passare intenzionalmente alla lingua madre, lanciando un messaggio a Berlino: “Parlo lo spagnolo così si abitueranno a sentire la mia lingua nei prossimi mesi”. Iglesias conferma le sue abilità oratorie, e manda i Syriziani in visibilio paragonando a più riprese Tsipras a un leone circondato da avvoltoi.

 E poi finalmente è il turno di Tsipras, nella sua classica camicia bianca (sì, come il Renzie prima maniera, ma, checchè ne dicano, superficialmente, certi pentastellati, tra lui e il nostro Primo Ministro, corre una bella differenza, suvvia!). E giustamente, visto che qui con un vento caldo a 30 gradi, l’estate non è ancora finita. Anche Alexis, come Pablo è pieno di passione.

Tsipras Palco

La folla s’infervora ripetutamente. Tra le frasi chiave: ”Il popolo greco vuole che noi continuiamo la lotta cominciata il 25 gennaio” “L’Europa è divisa tra le forse progressiste e le forze conservatrici, come il PPE, il partito della Merkel, al quale appartiene Nea Demokratia”,

Di fronte al pericolo che in Grecia, come in Italia, vinca il partito degli astensionisti, si auspica che “questo voto di domenica non vada sprecato”.

Evoca non-stop l’aspetto internazionalista della lotta al dogma neo-liberalista, citando Spagna, Portogallo e Irlanda, nonché il comrade Corbyn (ma non l’Italia: ooops!). Comprensibile: uno dei maggiori problemi del Davide-Tsipras nella sua lotta col Goliah-Troika è stato proprio il suo isolamento.

E si concentra molto sul caldissimo tema dell’immigrazione paragonando la generosità dei greci delle isolette nell’Egeo, che accolgono i rifugiati provenienti dalla Turchia, con l’egoismo dell’Ungheria e della Bavaria. “Questo tipo di Europa è così lontana dai valori sui quali l’Europa venne fondata. Questo tipo di Europa non ha futuro,” dice con fervore. La folla esulta e sventola le bandiere.

Dopo il classico messaggio di speranza “affinchè questa rimanga viva in Europa”, lancia un chiaro messaggio a Schauble “La volontà di un popolo non può essere una parentesi”.

Nota a piè di pagina: in tutto il comizio Tsipras non cita nè attacca i vecchi compagni scissionisti di Unità Popolare, il partito dell’estrema sinistra appena fondato dall’ex-Ministro dell’Economia Lafazanis. E questo nello stesso giorno in cui Varoufakis, a sorpresa, esce dalla sua posizione equidistante, dichiarando pubblicamente il suo appoggio a UP e, si necesse, all’archeologico KKE, il partito comunista greco, tuttora rimasto mentalmente ai tempi di Josef Stalin.

Syriza folla

La kermesse si conclude con tutti gli speaker, proprio a sottolineare l’aspetto internazionale ed Europeista della lotta. Background musicale: “Oh Bella Ciao” a manetta. Meglio di nulla, in mancanza di un rappresentante italico sul palco.

Cala il sipario e Piazza Syntagma, gremita, ma non come a gennaio, lentamente si svuota. La serata continua per noi kalimeri in un ristorantino, a parlare di politica e ad ascoltare una sfilza di aneddoti politici sparati dal giornalista Argiris. Fino alle ore piccole. Stanchi, ma dopo il comizio, con po’ più di speranza dentro.

Continua a essere difficile un pronostico su cosa succederà dopo il voto. In una serrata intervista con Euronews, la giornalista greca ha chiesto al leader di Syriza: “Cosa non la fa dormire la notte?” Uno Tsipras, invecchiato dopo tutto stress degli ultimi mesi, risponde: ”La mia coscienza è tranquilla. Magari non dormo per i problemi pratici e reali che devo affrontare”.

No, non sarà facile ottemperare al nuovo diktat della Troika, ommeglio di Berlino, e al tempo stesso continuare a difendere il programma di rinascita sociale ed economica promesso ai propri elettori.

Ma a volte si vince, a volte s’impara. E c’è da sperare che il vecchio dictum del tovarich Vladimir Illich (Lenin), senza voler di certo fare apologia del leninismo, possa applicarsi a una situazione così difficile e complessa: “A volte bisogna fare un passo indietro per fare due passi avanti”.

Foto Credits: Evangelos Krasoulis

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