È grazie, in parte, ai fuffa-guru che vari termini del lessico psicologico e clinico sono diventati di dominio pubblico, ovviamente alterandone il significato. Alcuni esempi? Tossico, resilienza, narcisista, mindset e altre parole – esse divengono slogan motivazionali atti a qualsiasi reel, prevedibilmente, conoscendo la natura di questi «soggetti», per qualsiasi forma di lucro.

Se una persona in forte sovrappeso dimagrisse, potrebbe dare consigli ad altri? Certo, consigli; ma per questa testimonianza, potrebbe farsi pagare? Qui si sfocia già in un ambito più problematico, non solo perché qualsiasi prestazione dovrebbe giustificarsi, ma anche perché sarebbe lecito chiedersi: è un professionista? Certo, una prestazione di un professionista non garantisce una qualità elevate del servizio; così come non ogni attività remunerata richiede una qualifica, ma per la delicatezza di talune problematiche, esse vengono tutelate proprio dalle qualifiche: per operare bisogna essere medici, per insegnare a scuola docenti e così via. Potrei aggiungere un fattore morale, è giusto lucrare sui problemi degli altri? Non è così: un professionista non lucra sul disagio altrui, ma viene remunerato per farsi carico proprio di una fragilità e del disagio altrui avendo gli strumenti adatti ad accompagnare la persona; nel caso del fuffa-guru, invece, si tratta di pura speculazione e sfruttamento della vulnerabilità, senza alcuna garanzia e con il rischio tangibile di peggiorare la situazione.
Con buona pace di Kant, ci fermiamo qui un attimo a “disputare sopra le parole”, proprio per fissare il concetto conforme all’uso rigoroso del linguaggio: la questione, infatti, non riguarda i termini in sé – molti dei quali vantano una precisa valenza clinica o scientifica – ma l’uso distorto che ne viene fatto, distorto proprio in quanto atto ai reels evocati di prima o al guadagno quasi assicurato. Riportare il significato di questi termini o dibatterne etimologicamente, linguisticamente, può essere un’operazione divulgativa lecita, colmando le lacune semantiche, compito che non ci spetta, quello che ci preme sottolineare è la versione degenerata che i fuffa-guru attuano. Ripeto dunque che è l’uso inflazionato, decontestualizzato e commerciale, a trasformare queste parole in formule vuote, diagnosi improvvisate e imperativi morali.
Inoltre, c’è nei giorni nostri una generale tendenza ad abusare, pur senza scopo di lucro, solo “per farsi belli”, di questi termini – mi è capitato sovente nei licei dove ho lavorato di sentire docenti o persino il Dirigente impiegare questi termini per imbellettare i propri discorsi: sarebbe da approfondire altrove proprio questo status e conformismo intellettuale nei contesti educativi. Tornando alla nostra traccia, alcune delle parole che sottintendevamo, ma che oramai è giunto il momento di richiamare, possono essere resilienza, consapevolezza, tossico e mindset. Nella svalutazione accennata, la parola resilienza si trasforma in qualche modo in uno spregevole comando che esorta alla resistenza a tutto (se non dovessi farcela saresti un debole, non avendo un giusto mindset). Consapevolezza; se non funziona qualcosa è perché non sei consapevole e non hai il giusto mindset. Il fallimento? È una colpa individuale dei deboli. Tutto ciò che ti impedisce di realizzarti, soprattutto economicamente, entra di merito lemmaticamente sotto il concetto di tossico; compresi i tuoi familiari se fermano la tua scalata al successo. Ripeto, ciò che è tossico, persino i propri familiari, va allontanato; peccato che qui per tossico si denomini tutto ciò che ci paia non ubbidire ai nostri comandi o non soddisfare pienamente o immediatamente le nostre richieste. C’è senz’altro dell’infantilismo in questo deterioramento dei termini. La parola chiave è proprio lei, mindset, che oramai per me, a forza di sentirla decontestualizzata e/o abusata, da questi ciarlatani della motivazione non significa più nulla.
Ancora altre parole sono trauma, narcisista, confine che deteriorate nei loro significati: ogni esperienza spiacevole diventa un trauma, ogni persona che ti sta vicino e ti fa uno sgarbo o ti fa soffrire è un narcisista. Gli altri non sono persone autentiche, che significa compra il mio corso e l’autenticità si riduce a ciò che il guru di volta in volta di quartiere sostiene. I confini, per un adulto che vive il suo percorso esistenziale come un bambino, non devono esistere secondo questi cialtroni dei social e vengono derisi solo come questione della mente: i limiti sono solo ciò che non riesce a fare (“io ci riesco: compra il mio corso). Per i nostri discorsi abbiamo anche espressioni come zona di comfort o crescita personale.
Sebbene avessi premesso che non avrei affrontato direttamente il significato di questi termini, né intendo farlo in maniera esaustiva, mi è parso opportuno richiamarli, offrendone una definizione che seppur sommaria renda evidente la distanza tra il loro significato da manuale e l’impiego distorto che ne fanno i fuffa-guru. Per resilienza si intende la capacità e il processo di adattamento di fronte alle avversità, non di certo l’obbligo di sopportare qualsiasi sofferenza. Con consapevolezza si ha il riconoscimento e la comprensione dei propri stati emotivi e/o comportamentali; non è certo la garanzia di successo. Mindset? Insieme di convinzioni e atteggiamenti per lo più mentali che influenzano il modo di affrontare le situazioni. Con tossico si ha un termine, colloquiale, per descrivere comportamenti o dinamiche dannose; non costituisce di per sé una diagnosi clinica. Un’ esperienza psicologica particolarmente minacciosa può essere definita come trauma, con probabili effetti duraturi; non si esaurisce questo termine e non si identifica con qualsiasi dispiacere. Premessa, con narcisismo si intende l’insieme di tratti della personalità, e bisogna distinguerlo dal disturbo narcisistico di personalità, che richiede criteri clinici specifici. Infine per confini personali si intendono limiti che regolano le relazioni, tutelano l’autonomia e anche il benessere individuale, non sono di certo ostacoli mentali da abbattere indiscriminatamente. In conclusione, questo vocabolario del benessere deteriorato promette di liberarci dalla sofferenza, facilmente: compra il mio corso, segui i miei consigli; questi meccanismi capitalizzano sul nostro disagio, rendendolo un target di mercato e speculazione predatoria, ma bisogna tornare allo studio serio.

